La senologia riveste un ruolo fondamentale nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura delle patologie della mammella. Dalla prevenzione del tumore al seno ai controlli periodici, dalla diagnosi precoce ai percorsi terapeutici personalizzati, conoscere gli strumenti oggi disponibili significa prendersi cura della propria salute in modo più consapevole.
Ne parliamo con la Prof.ssa Daniela Andreina Terribile, chirurga senologa di Villa Stuart, attraverso un approfondimento dedicato alla senologia, alle nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche e all’importanza di un percorso di cura costruito intorno alla paziente.
Senologia e ruolo del chirurgo senologo
Professoressa, partiamo dalle basi: che cos’è la senologia e di cosa si occupa il chirurgo senologo?
La senologia è la branca della medicina che si occupa di tutto ciò che riguarda la prevenzione, la diagnosi, le terapie e la successiva sorveglianza delle malattie delle mammelle sia nelle donne che, più raramente, negli uomini. La senologia non si riferisce, quindi, solo alla gestione di tumori benigni o maligni del seno ma anche di infiammazioni, infezioni, mastalgie e altre alterazioni o anomalie mammarie.
Il chirurgo senologo, non è semplicemente il medico specializzato nella chirurgia della mammella, è uno specialista nell’ambito delle malattie della mammella che ha una conoscenza approfondita delle varie affezioni mammarie e la capacità di interpretare e valutare, insieme a radiologi e anatomopatologi, gli esami diagnostici dei noduli e delle alterazioni mammarie per stabilire il corretto approccio terapeutico.
Possiede ovviamente una specifica formazione in chirurgia senologica, divenuta ormai una disciplina assolutamente a sé stante, seppur derivante inizialmente dalla chirurgia generale e oncologica – il tempo dei chirurghi “tuttologi” è ormai tramontato“ -, che prevede conoscenze e training in chirurgia plastica, o una stretta collaborazione con i chirurghi plastici ricostruttori, per definire le tecniche più adeguate per ottimizzare l’esito non solo sotto il profilo oncologico ma anche sotto il profilo estetico.
Il chirurgo specializzato in senologia, dunque, non è solo colui che interviene per rimuovere una parte, più o meno estesa della mammella, ma è il professionista a cui più frequentemente si rivolge la donna con una problematica mammaria e che deve saper interagire con gli altri professionisti coinvolti nel percorso senologico per finalizzare nel modo più appropriato la scelta diagnostica e terapeutica a seconda del caso.
Il chirurgo senologo infine non si occupa solo della gestione dei tumori ma anche della gestione, terapia e monitoraggio delle patologie mammarie benigne oltre che a poter fornire, se formato in tal senso, indicazioni sulle procedure di prevenzione e relativa gestione non solo nella popolazione normale ma anche in quella ad alto rischio di tumore eredo-familiare.
Ci racconti il suo percorso professionale e cosa l’ha portata a specializzarsi nella senologia
Fin da bambina ho sempre pensato di fare il medico. Ho deciso di fare il chirurgo al 3° anno di Medicina quando ho cominciato a frequentare le corsie dei reparti di Chirurgia e ho subito avuto l’impressione che questa fosse la disciplina che più facilmente potesse dare una risposta rapida e concreta a molte patologie.
Dopo una formazione e specializzazione in chirurgia generale ho deciso, molti anni fa, quando questa branca era ancora agli albori, di dedicarmi soltanto alla chirurgia senologica e alla senologia. Avevo infatti capito, cominciando a seguire le pazienti con tumore del seno, che curare e occuparsi nel tumore della mammella non consisteva semplicemente nel conoscere la migliore tecnica chirurgica per rimuovere la malattia, ma anche nello studio, nell’aggiornamento continuo e costante di tutto ciò che c’è attorno: la radiologia, l’anatomia patologica, l’oncologia e non ultime la psicologia, la comunicazione e la valutazione del modo migliore per entrare in empatia con le pazienti che si trovano ad affrontare questo problema.
Tutto ciò non si poteva, e ancor di più non si può fare oggi, se non ci si dedica unicamente a questo ambito così delicato e complesso ma al tempo stesso affascinante.
Ovviamente questo ha previsto una serie di stages formativi in Italia e all’estero, ad esempio all’Istituto Tumori di Marsiglia Paoli Calmettes, alla Georgetown University di Washington, alla Thomas Jefferson University di Philadelphia ed infine al Memorial Sloan Cancer Center di New York.
Il confronto con altre esperienze in ambito senologico è continuato poi in tutto il corso della mia attività lavorativa presso il Policlinico Gemelli UCSC, attraverso partecipazione a gruppi di lavoro nazionali e internazionali, Consigli Direttivi delle principali Società Scientifiche e attività ed esperienze lavorative all’estero come la direzione dell’Unità di Senologia dell’Ospedale Cantonale Universitario di Ginevra.
Accanto a questo ho sempre ritenuto fondamentale collaborare concretamente alle attività delle associazioni che si occupano di sensibilizzazione e prevenzione del tumore del seno, tra cui principalmente Komen Italia Europa Donna.
Senologia e prevenzione del tumore al seno
In senologia, la prevenzione è spesso definita l’arma più efficace contro il tumore al seno, ma molte donne associano la visita senologica solo alla presenza di un nodulo. In realtà, quando è opportuno rivolgersi a uno specialista? Quanto è importante sottoporsi a controlli regolari?
È molto importante, anzi direi fondamentale, sottoporsi a controlli regolari e periodici in base all’età, alla costituzione del seno e alla familiarità e rivolgersi allo specialista senologo non solo in presenza di un nodulo o di altre alterazioni sospette, quali: infossamento della pelle della regione mammaria, retrazione del capezzolo, secrezione ematica dal capezzolo, infiammazione della mammella con indurimento e arrossamento della parte (mastite). Questi segnali non devono mai essere trascurati e sono sempre meritevoli di valutazione specialistica.
Effettuare regolarmente gli esami consigliati e/o aderire ai programmi di screening mammografico organizzati dalle ASL permette da un lato di avere sempre a disposizione la cronologia del quadro radiologico e l’evoluzione di eventuali alterazioni cronicamente presenti e non sospette, dall’altro di scoprire, in fase molto precoce, eventuali lesioni tumorali. Ciò consente di avere ottime possibilità di eseguire interventi più limitati, meno estesi, spesso di sottoporsi a terapie meno aggressive e con una sopravvivenza molto elevata pari a oltre il 95 % a 5 anni.
Quali sono gli esami fondamentali per monitorare la salute della mammella nelle diverse fasce d’età e quali sono gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione per individuare precocemente eventuali problemi?
In soggetti non ad alto rischio eredo-familiare, a partire dai 30 anni, è consigliabile un ecografia annuale e, a cominciare dai 40 anni ad associarvi una mammografia.
Si consiglia inoltre di aderire ai programmi di screening mammografico secondo le fasce d’età e proseguire i controlli senza un limite di età ma in relazione alle condizioni cliniche. Peraltro, a seconda del livello di rischio della singola persona, è possibile modulare la tipologia di esami e la cadenza e aggiungere, ad esempio, se necessario, approfondimenti con esami con mezzo di contrasto. Oggi ci si sta orientando verso schemi di controllo e prevenzione sempre più personalizzati anche sulla base dei fattori di rischio.
L’età è davvero il principale fattore di rischio oppure anche le donne giovani devono prestare attenzione alla salute del seno?
Riguardo l’età vi è molta confusione, soprattutto per le fasce agli estremi della vita, ovvero si pensa ad esempio che dopo “una certa età”, ad esempio oltre i 75 anni, non sia più necessaria la prevenzione attraverso la clinica e la mammografia mentre invece, anche in relazione all’allungamento della vita media, è necessario, se le condizioni generali sono buone, prevedere dei controlli senza limite di età. È infatti sempre più frequente l’evenienza di donne ultraottantenni, in ottime condizioni, portatrici di tumore, per le quali una diagnosi non tardiva e un trattamento adeguato sono rilevanti per la qualità di vita residua.
Rispetto invece alle fasce più giovani è importante cominciare ad avere conoscenza e consapevolezza della costituzione del proprio seno, dai 30 anni con autopalpazione del seno ed ecografia, e proseguire dai 40 associandovi anche una mammografia.
Percorso senologico e cure personalizzate
Uno degli aspetti più importanti della senologia moderna è l’approccio multidisciplinare. Come collaborano i diversi specialisti nel percorso senologico?
La senologia è stata, forse, la prima branca in assoluto nella quale l’impostazione multidisciplinare è stata ideata e messa a punto come elemento essenziale del processo di gestione della patologia mammaria.
Una valutazione condivisa tra i vari specialisti che compongono il team, il cui nucleo base è composto da radiologo, chirurgo e patologo, che viene allargato nei casi di tumore a ulteriori professionisti dedicati alla senologia quali oncologo, radioterapista, psico-oncologo, genetista, chirurgo plastico e anche, talora, ginecologo (per la preservazione della fertilità) e geriatra oncologo, è diventata di basilare importanza e costituisce, oggi, la norma che consente una scelta appropriata per ogni caso.
La costruzione di un vero e proprio percorso senologico che preveda la completa presa in carico della paziente, non solo al momento della diagnosi e del trattamento ma anche successivamente, è considerata una garanzia di qualità dell’approccio alla patologia mammaria. Va infatti acquisendo una sempre maggiore rilevanza anche la considerazione di intervenire su ciò che avviene in relazione alla cura oncologica.
La valutazione dell’impatto sulla persona degli effetti collaterali delle terapie, oggi sempre più efficaci ma non prive di effetti indesiderati, può e deve prevedere l’entrata in gioco anche di altrefigure professionali dedicate agli aspetti riabilitativi psichici e fisici, nutrizionali, nella salute dell’osso e contrasto all’osteoporosi, nella riabilitazione degli aspetti relazionali e della sessualità e ai consistenti sintomi correlati a menopausa precoce e indotta dai farmaci.
Si parla sempre più spesso di percorsi di cura personalizzati: come viene costruito il percorso di cura una volta formulata una diagnosi, e quanto è importante adattare il trattamento in base alle caratteristiche della singola paziente?
La discussione e la condivisione della differenti soluzioni diagnostiche e terapeutiche a seconda della situazione clinica della paziente (età, stato menopausale, ad esempio) ma anche dei parametri bio-patologici del tumore, rappresenta oggi un elemento imprescindibile di qualità del trattamento.
È necessario adattare le terapie in base ai sempre più numerosi parametri che devono essere presi in considerazione per ogni singola paziente. E’ ormai passata l’epoca in cui venivano considerati solo una manciata di elementi e la terapia era piuttosto standardizzata su limitati schemi terapeutici. Si può contare oggi, nella maggior parte dei casi, su trattamenti personalizzati, e cioè, mirati ad utilizzare interventi e terapie innovative modulate in base sia alle caratteristiche della paziente sia a test biomolecolari e talora genomici del tumore.
Questi nuovi approcci terapeutici sono poi codificati dalle più aggiornate linee guida e raccomandazioni ovvero dall’evidenza scientifica dei dati di studi nazionali e internazionali. Si parla pertanto di medicina di precisione in continua evoluzione.
Innovazioni nella diagnosi e nella chirurgia senologica
Negli ultimi anni la senologia ha compiuto enormi passi avanti. Quali sono le innovazioni più significative che hanno cambiato il modo di prevenire e curare il tumore della mammella?
Nell’ambito della senologia e della diagnostica, i radiologi possono contare oggi su metodiche sempre più raffinate e performanti come la mammografia in tomosintesi 3D e la CEM, ovvero la mammografia con mezzo di contrasto, che si è aggiunta alla risonanza mammaria con mezzo di contrasto.
Questi esami consentono diagnosi sempre più precoci con un aumento del numero di diagnosi effettuate di lesioni di pochi millimetri, non palpabili e decisamente curabili in modo ottimale e meno invasivo. Inoltre si sono andate sempre più perfezionando le tecniche di biopsia che permettono di ottenere un quantitativo maggiore di tessuto per diagnosi più accurate, e anche di effettuare delle vere e proprie escissioni mini-invasive eliminando la necessità di interventi chirurgici, ad esempio nei casi di lesioni definite B3 ovvero ad incerto potenziale di malignità.
Oggi però, finalmente, possiamo parlare non più solo di prevenzione secondaria, ovvero quella finalizzata alla diagnosi precoce di tumore della mammella, oltre che quella di altri tumori cui sono dedicati programmi di screening a livello regionale e nazionale su determinate fasce di età (tipo colon retto e cervice uterina), ma dei risultati della prevenzione primaria.
La prevenzione primaria consiste nell’adottare modalità che prevengono l’insorgere di tumori. A questo riguardo si dispone ora di dati che dimostrano l’efficacia nel ridurre sino al 30 % l’incidenza del tumore del seno attraverso stili di vita appropriati. In particolare, i dati più significativi sono quelli relativi ad una attività fisica costante e quotidiana. Questo è molto interessante perché può essere ottenuto con poche risorse economiche e può generare benefici anche sotto il profilo cardiologico e del metabolismo osseo e glicemico. Inoltre, come dato di efficacia, va considerato che si tratta di un valore quasi superiore a quello ottenibile nella prevenzione delle recidive con la terapia endocrina.
Progressi importantissimi si sono ottenuti, negli ultimi anni, a livello di terapie farmacologiche innovative dotate di meccanismi di azione completamente diversi rispetto al passato e con ottimi risultati clinici.
Oggi si parla di approcci personalizzati con impiego di specifiche tipologie di terapie e di specifici timing di somministrazione (ad esempio, si possono attuare schemi di terapia prima dell’intervento chirurgico ottenendo una netta riduzione anche fino alla scomparsa clinica del tumore). La scelta terapeutica, ormai, è guidata anche da parametri su base biomolecolare, genomica e genetica, oggetto di continua ricerca clinica e traslazionale.
Attraverso queste terapie innovative, passi in avanti e notevoli progressi sono stati compiuti anche nel campo del tumore metastatico con l’ottenimento di un netto prolungamento della sopravvivenza soprattutto della qualità di vita, con una sorta di cronicizzazione della malattia.
Dal punto di vista della senologia chirurgica, come sono cambiate le tecniche negli ultimi anni? Oggi è possibile coniugare efficacia oncologica e attenzione al risultato estetico?
Certamente la chirurgia per i tumori del seno è stata quella che negli ultimi anni ha subito più trasformazioni: si parla infatti di “breast surgery descalation” ovvero riduzione della chirurgia senologica. Ad oggi la chirurgia della mammella è sempre più precisa e orientata a limitare l’asportazione del tessuto mammario, e ciò è possibile anche in relazione a diagnosi più precoci e con riscontro di lesioni sempre più piccole, spesso non palpabili ma visibili solo con gli esami radiologici. Anche l’impiego di terapie pre-operatorie con riduzione della massa tumorale contribuisce a rendere possibile una maggior percentuale di interventi “conservativi” laddove un tempo si sarebbe intervenuti con trattamenti demolitivi come le mastectomie.
Oggi gli interventi conservativi, ossia gli interventi che conservano la maggior parte del seno, rappresentano circa l’80% dei tumori trattati. Sono inoltre state messe a punto di tecniche finalizzate a salvaguardare l’esito estetico nel pieno rispetto dei criteri oncologici. Si parla cioè di “chirurgia oncoplastica” in cui le tecniche di chirurgia plastica sono state incorporate nella chirurgia oncologica mammaria per coniugare, appunto, l’efficacia oncologica con il risultato estetico.
Inoltre, laddove sia ancora indispensabile eseguire una asportazione completa del tessuto mammario, ovvero eseguire una mastectomia, si può ricorrere nella maggior parte dei casi ad una ricostruzione immediata, per lo più con protesi sempre più performanti e sicure.
Un ulteriore miglioramento, sempre nel rispetto oncologico, sono le “mastectomie conservative “ovvero, quando oncologicamente indicato, si può risparmiare tutto l’involucro cutaneo compresi il capezzolo e l’areola e procedere alla ricostruzione: si tratta quindi di ricostruzioni sempre più rapide, anatomiche e sempre più vicine all’aspetto della mammella non operata.
Anche a livello ascellare i risultati degli studi clinici hanno evidenziato la possibilità, nella maggior parte dei casi, di evitare uno svuotamento ascellare completo come avveniva in passato, sostituendolo con la biopsia e l’asportazione del primo/primi linfonodi tributari della linfa della regione mammaria, eseguendo quella che viene definita “biopsia del linfonodo sentinella”. Questo approccio ha consentito di ridurre la frequenza di manifestazione di una delle conseguenze dell’asportazione completa dei linfonodi: il linfedema dell’arto superiore, comunemente definito “braccio grosso”.
Parallelamente a questo, si sono evolute anche le tecniche di radioterapia in termini di macchinari e modalità di erogazione dei trattamenti, anch’essi sempre più rispettosi degli organi, con schemi di durata assolutamente ridotti rispetto al recente passato.
Informazione, prevenzione e supporto alle pazienti
Esistono ancora molti timori e falsi miti sul tumore al seno. Quali sono quelli che incontra più frequentemente tra le sue pazienti e che sarebbe importante sfatare?
In effetti sono ancora molti i timori e i falsi miti che circondano il tumore del seno. Spesso derivano da informazioni non adeguate derivante da social o da siti internet non qualificati etc. Posso riportare alcune frasi assolutamente non corrette che invece ricorrono frequentemente:
“Ho fatto la mammografia qualche anno fa ed era tutto nella norma, quindi ora che sono in menopausa, non devo più fare controlli”
“Ho tolto l’utero a 40 anni quindi sono più protetta perciò, in assenza di sintomi, non devo fare esami”
“Ho 60 anni, la mia ginecologa mi controlla sempre anche con l’ecografia quindi non ho bisogno di ulteriori indagini”
“La mammografia è troppo dolorosa e pericolosa perché utilizza i raggi X quindi preferisco fare solo l’ecografia”
“Non ho casi di tumore del seno in famiglia quindi non penso di essere a rischi, piuttosto è la mammografia eseguita molto frequentemente che può provocare il tumore perché usa i raggi X”
“Mi è stato richiesto un approfondimento con biopsia percutanea sotto guida ecografica ma io ho paura che il passaggio dell’ago della biopsia possa far diffondere localmente e nell’organismo le cellule dell’eventuale tumore”
“Non voglio sapere se ho un tumore perché ho paura di perdere il seno oppure di dover fare la chemioterapia il che significherebbe perdere i capelli, gonfiarmi, perdere la mia femminilità e mettere a rischio il rapporto con il mio compagno”
“Ho avuto l’esperienza di mie colleghe o amiche che si sono curate ma nonostante tutto poi non ce l’hanno fatta e quindi ho poca fiducia nelle terapie”
“Sono molto demoralizzata e penso che la prevenzione non serva e o dirò alla mie amiche di non perdere tempo dal momento che io sono oltre 20 anni che faccio controlli ma poi il tumore mi è venuto lo stesso”
Ovviamente è necessario sfatare queste erronee convinzioni anche con opportune campagne di informazione, sensibilizzazione e prevenzione e attraverso tutte le modalità mediatiche che oggi esistono. È inoltre utile a questo fine poter consultare e indirizzare con link verso siti qualificati, in genere quelli di Società Scientifiche o Associazioni accreditate, che offrono informazioni dettagliate e aggiornate sulle procedure diagnostiche e terapeutiche e sui progressi in corso.
C’è una storia o un’esperienza professionale che le ha fatto comprendere ancora di più il valore del suo lavoro? (Nel pieno rispetto della privacy delle pazienti)
Innanzitutto vorrei sottolineare che, ogni giorno, tutto ciò che deriva dalle pazienti è qualcosa di impalpabile a al contempo molto concreto che riempie il cuore e da senso al tempo speso. Per quanto riguarda la mia esperienza, sono tanti i casi che hanno contribuito a farmi capire il valore nel mio lavoro ed è difficile estrapolarne uno solo.
Ricordo con emozione una paziente di 26 anni, che a distanza di circa 6-7 anni dalla diagnosi, è entrata nel mio ambulatorio per un controllo. Spingeva una carrozzina con il suo bambino nato al termine delle terapie. La gioia che ho visto nei suoi occhi e in quelli della famiglia sono indelebili nella mia memoria.
Questa storia è anche un ottimo spunto per ricordare che la gravidanza dopo un tumore al seno, per lungo tempo ritenuto un tabù, è oggi una strada percorribile al termine delle terapie, e talora, anche nel corso delle stesse, senza peggioramento della prognosi.
Quale messaggio desidera lasciare alle donne che rimandano una visita o un controllo per timore o mancanza di tempo?
In generale la tendenza delle donne è spesso quella di mettere in secondo piano la tutela e la cura della propria salute poiché mettono in primo piano i bisogni della famiglia, dei figli piccoli, dei genitori anziani o anche le necessità /performances lavorative.
Spesso infatti una donna, oltre alla propria attività lavorativa, si occupa della propria famiglia o di più famiglie, ricoprendo un ruolo essenziale nella società fino ad un età ben oltre quella pensionabile. Anche per questo i controlli periodici di prevenzione vengono spesso rimandati o si trovano scuse per non eseguirli, talora anche in presenza di sintomi. Lo stesso può avvenire per il timore di trovare “qualcosa di brutto” che possa alterare l’andamento quotidiano, le vacanze, o ancora modificare l’immagine corporea e le relazioni sociali e lavorative.
In realtà non ci si deve stancare mai di sottolineare che mantenere il corretto ritmo di controlli periodici, possibilmente nello stesso luogo, per evitare alterazioni o differenze legate a tecniche diverse di esecuzione o apparecchiature, è essenziale per una buona ed efficace prevenzione secondaria.
Sottoporsi a regolari controlli non significa che non si potranno sviluppare patologie tumorali ma che, individuarle in fasi precoci, generalmente, le rende meglio curabili. Non sottoporsi a tutto ciò può divenire anche causa di rimpianto nel caso di successivo riscontro di patologia in stadi più avanzata. Il consiglio è quindi quello di rispettare le scadenze previste dei controlli consigliati dallo specialista e magari calendarizzarle insieme ad un familiare o amica in modo che ci si possi aiutare l’un l’altro nel mantenimento delle date previste.
In senologia, oltre all’aspetto clinico, quanto conta il supporto umano e la capacità di ascolto durante il percorso di cura?
Lo studio della comunicazione, nella relazione medico-paziente, raramente fa o ha fatto parte del corso di studi e di formazione istituzionale del medico, ne tantomeno del chirurgo senologo / radiologo senologo: le prime figure con cui entra in contatto una donna con patologia mammaria. Questo determina, talora, un impatto non ottimale con la paziente ed i familiari al momento della comunicazione della diagnosi e del trattamento previsto.
La scelta dei termini e la modalità di linguaggio e di comportamento al momento della comunicazione della diagnosi e della proposta di trattamento sono essenziali e, se non appropriati, possono creare nella paziente un blocco emotivo estremamente difficile da superare nel resto del percorso. Spesso è inoltre necessaria elasticità da ambo le parti nel trovare il modo di conciliare gli approfondimenti e le soluzioni terapeutiche con gli aspetti lavorativi o familiari.
Un livello di professionalità e competenza tecnico-scientifica, per quanto elevate, non possono comunque fare a meno di questi aspetti comunicativi e relazionali. Pertanto hanno un ruolo fondamentale, sin dall’inizio, empatia, capacità di ascolto e supporto umano in sinergia con la capacità di manifestare una giusta determinazione nell’offrire le opzioni diagnostico-terapeutiche appropriate. Anche per questo riveste particolare importanza la presenza di routine di un supporto psico-oncologico che possa analizzare le caratteristiche e i bisogni della paziente e consenta una migliore adesione e condivisione del percorso previsto.
Per concludere, quale impegno si pone ogni giorno nell’ambito della senologia nei confronti delle pazienti che si affidano a lei e al team della clinica?
L’impegno professionale personale, oltre che del team di Villa Stuart, è, come ovvio, deontologicamente sempre al primo posto, ma non solo quello professionale in senso stretto ma anche sotto un profilo più ampio dal momento che ciò che sta a cuore a tutti noi è una presa in carico globale della donna che ci si rivolge, sia che si tratti di una donna che si sottopone ai regolari controlli per una corretta prevenzione sia che si tratti di una paziente con una neoplasia sospetta o accertata, che ha particolare bisogno di essere accolta con umanità e competenza trovandosi in condizioni di fragilità e vulnerabilità morale.
La presa in carico globale con la disponibilità dei professionisti coinvolti nelle varie fasi diagnostico-terapeutiche con la costruzione di un percorso dedicato e rappresenta inoltre un impegno costante da parte personale, del team e della struttura.
Il centro di prevenzione e cura senologia di Villa Stuart
La senologia è oggi un percorso che integra prevenzione, diagnosi precoce, competenze multidisciplinari e trattamenti sempre più personalizzati. Come emerge dalle parole della Prof.ssa Daniela Andreina Terribile, controlli regolari e corretta informazione rappresentano elementi fondamentali per affrontare con maggiore consapevolezza la salute del seno.
A Villa Stuart, il centro di prevenzione e cura senologica pone al centro la presa in carico della persona, attraverso il confronto tra specialisti e un approccio costruito sulle esigenze della singola paziente.