Nuova pubblicazione per il Dott. Fabrizio Forconi sul Journal of Foot and Ankle Research di uno studio multicentrico condotto insieme ad altri specialisti che ha analizzato l’efficacia dell’innesto osseo negli interventi di artrodesi sottoastragalica. La ricerca dimostra che, con un corretto allineamento, si ottengono ottimi tassi di guarigione (90,9%) anche senza l’uso di innesti.
Contesto
Questo studio si proponeva di confrontare gli esiti clinici e radiografici della artrodesi sottoastragalica eseguita con e senza innesto osseo e di valutare l’influenza dei diversi tipi di innesto sulla fusione e sui risultati funzionali.
Metodologia
È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo multicentrico che ha incluso 66 pazienti sottoposti ad artrodesi isolata sottoastragalica (SJA) tra il 2023 e il 2025. I pazienti sono stati suddivisi in un gruppo con innesto osseo (n = 51) e un gruppo senza innesto (n = 15). Un’analisi per sottogruppi ha confrontato innesti autologhi, allogenici freschi congelati e allogenici commerciali.
Gli outcome valutati includevano la fusione ossea, il tempo necessario alla fusione, le complicanze e i punteggi funzionali (AOFAS, FAAM-ADL e FAAM-Sports). Sono state inoltre eseguite analisi di regressione multivariabile e curve ROC per identificare predittori indipendenti di pseudoartrosi e di ritardata consolidazione ossea.
Risultati
Nel complesso, il tasso di consolidazione ossea è stato del 90,9%. La fusione è stata ottenuta nel 92,2% dei pazienti trattati con innesto osseo e nell’86,7% dei pazienti senza innesto (p = 0,612). Nelle analisi esplorative corrette, l’utilizzo dell’innesto osseo non è risultato indipendentemente associato alla fusione, alle complicanze o al tempo di consolidazione. L’aumento dell’età e dell’indice di massa corporea (BMI) sono risultati indipendentemente associati a un prolungamento del tempo di consolidazione.
L’analisi ROC ha identificato un’età ≥ 60 anni come predittore di pseudoartrosi (AUC 0,782), mentre un’età ≥ 59 anni e un BMI ≥ 25,9 kg/m² sono risultati predittori di ritardata consolidazione. Entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento postoperatorio significativo in tutti i punteggi funzionali valutati (tutti p < 0,001).
L’utilizzo di innesto autologo è risultato associato a punteggi funzionali postoperatori più elevati; tuttavia, questo dato deve essere interpretato con cautela a causa di possibili differenze basali tra i gruppi e di un potenziale bias di selezione.
Pubblicazione Completa
Per la ricerca completa: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jfa2.70160