Nella puntata del 23 Gennaio di “Elisir” su RAI3, il Dott. Fabrizio Forconi parla di instabilità di caviglia e dell’approccio artroscopico per il suo trattamento.
Che genere di articolazioni sono le caviglie?
La caviglia è un’articolazione formata da tre ossa sostanzialmente, due nella gamba che sono la tibia e il perone, e una nel piede che è l’astragalo. La caviglia è molto importante per la nostra attività sportiva ed è in particolare molto importante che sia stabile. Proprio la stabilità della caviglia è il fattore più importante per la sua corretta funzione.
Cosa può provocare una distorsione?
È sufficiente una piccola distrazione per prendere una distorsione ma, molto spesso, tra gli elementi predisponenti, c’è una pregressa distorsione: un vecchio evento traumatico che quasi sempre i pazienti hanno sottovalutato, ma che ha lasciato probabilmente una piccola lesione del legamento anche parziale, ed è proprio quella piccola lesione del legamento che rende le caviglie più fragili e più predisposte a subire altri traumi distorsivi.
Questo è l’elemento predisponente principale, ma ce ne sono degli altri: ad esempio l’iperelasticità congenita, che è una caratteristica personale di ogni di ogni soggetto; determinati appoggi del piede; il sovrappeso; determinati sport ad alto impatto, a cambio repentino di direzione, salto o contrasto di gioco.
Come capire che l’articolazione deve essere rinforzata?
È molto importante che il paziente non sottovaluti, ad esempio, un sintomo doloroso nella parte esterna della caviglia, quasi sempre davanti al malleolo peroneale: è il punto tipico del dolore di chi ha una caviglia instabile, di chi ha avuto un vecchio trauma e quindi una lesione legamentosa a cui non pensa più.
Poi è la sensazione soggettiva di instabilità: non si tratta per forza di un paziente che prende continue distorsioni, il paziente instabile è anche un paziente che semplicemente ha un sintomo.
Importante andare dall’ortopedico che già dall’esame clinico, confrontando le due caviglie, quindi quella sana e quella affetta, si accorgerà molto probabilmente che c’è un po’ più di lentezza nella caviglia affetta e chiederà degli esami strumentali, in particolare la risonanza magnetica o l’ecografia che sono esami importanti per lo studio dei tessuti molli.
Quali tipologie di scarpe riducono il rischio di infortuni?
Le scarpe più adatte per un paziente che ha già un’instabilità o che vuole proteggersi da eventuali distorsioni sono certamente delle scarpe con una pianta ferma e stabile, e che possibilmente abbiano un’altezza superiore a quella dei malleoli, quindi vadano un pochino oltre la caviglia, e avere i lacci. Un’allacciatura simile alle scarpe da montagna, pensate per camminare sui sassi, su terreni accidentati e su terreni sconnessi.
Come procedere quando la prevenzione non basta?
Il primo tentativo terapeutico è sempre conservativo: quindi si va dal fisioterapista che insegnerà al paziente gli esercizi da fare, inizialmente con il terapista, ma poi è importante soprattutto per un’atleta, inserire una routine di almeno 2/3 volte a settimana e rinforzare così le proprie caviglie.
Quando c’è alle spalle una buona fisioterapia che non ha dato i risultati sperati, si può consigliare un intervento chirurgico. L’approccio più moderno alla riparazione legamentosa è con le tecniche artroscopiche, quindi con un intervento minimamente invasivo con degli accessi chirurgici di poco più di 1 cm.
In cosa consiste l’approccio artroscopico?
L’approccio artroscopico permette uno studio diagnostico di tutta la porzione anteriore della nostra articolazione, quindi si diagnostica con certezza la lesione legamentosa ed eventualmente si può riparare con lo stesso intervento artroscopico senza dover fare delle incisioni più ampie.
La grande utilità di questa procedura è che essendo un esame che spazia da un lato all’altro dall’articolazione, consente di trovare lesioni associate alle lesioni legamentose che si accumulano nel tempo: piccoli osteofiti, piccoli corpi liberi o piccole lesioni della cartilagine che sono causa di dolore esse stesse e che possono essere trattate con lo stesso intervento mini invasivo.